La storia di Maria: investire nella ricerca a beneficio delle generazioni future

Dopo una vita dedicata al lavoro e alla famiglia, ha deciso di supportare AIRC sia con un lascito testamentario che con una grande donazione in vita, destinata agli studi di Francesco Neri, dell’Università degli studi di Torino, sull’invecchiamento cellulare e come questo impatta sul cancro del colon.

Sono stati sempre uniti, Maria e suo marito Romeo. Insieme hanno costruito una famiglia e avviato un’officina nella loro Venaria Reale, non lontano da Torino. Il senso del dovere e le loro capacità hanno alimentato quell’attività, sino a farla crescere e trasformarla in una concessionaria di auto. Maria ricorda pochi fine settimana trascorsi senza passare dal luogo di lavoro, non per eccesso di zelo o desiderio di successo, ma perché il tempo di guerra vissuto da bambini aveva fatto conoscere loro la fame e li aveva abituati ai sacrifici e a godere delle piccole cose. Lì c’era la loro vita, lì è cresciuto loro figlio, lì sono stati, con semplicità, felici.

UNA SCELTA MATURATA NEL TEMPO

Oggi Maria ha novant’anni, ma il suo carattere è lo stesso di quando da ragazzina, già orfana di padre, conobbe Romeo. Lui non c’è più da diciassette anni; insieme, ne hanno trascorsi sessantacinque e da tempo sostenevano insieme AIRC. Oggi per Maria è come se Romeo fosse ancora accanto a lei, in tutto quello che fa. Come nella scelta, maturata qualche anno fa, di sostenere AIRC con un lascito testamentario: una decisione che lui avrebbe condiviso. “Ci dicevamo che, una volta in pensione, avremmo iniziato a viaggiare, a goderci il tempo libero, ma non è stato possibile”, racconta Maria. Romeo se n’è è andato dopo una diagnosi di tumore, in pochi mesi.

A ottobre dello scorso anno, un’altra grave perdita ha profondamente segnato Maria. Il figlio Giovanni è venuto a mancare a causa del cancro, dopo sette anni di cure. Queste dolorose perdite hanno reso ancora più chiara per Maria la necessità di sostenere la ricerca oncologica: “Ammiro AIRC per quello che fa e come lo fa, ho grande fiducia. A questa età non ho bisogno di granché, ma sento di poter aiutare la comunità a credere nel futuro”.

Quel futuro si chiama ricerca e nel caso di Maria ha anche un nome e un volto: Francesco Neri. Infatti, Maria ha scelto di affiancare al lascito anche una grande donazione in vita, che sostiene un My First AIRC Grant, bando dedicato ai giovani ricercatori che desiderano avviare la loro attività di ricerca indipendente. Grazie a questo finanziamento, Francesco Neri, docente di biologia molecolare dell’Università degli studi di Torino, ha avviato un laboratorio e assunto collaboratori per poter studiare come gli errori epigenetici che si accumulano durante l’invecchiamento possano contribuire allo sviluppo del cancro del colon.

Maria ha coinvolto in ogni momento accanto ad AIRC il figlio Giovanni e la nuora Susanna. Anche nell’incontro con il professor Neri e la sua squadra. “Ci hanno colpiti per chiarezza e trasparenza, ma anche per i tanti giovani ricercatori” ricorda Maria. “In AIRC mi sono sentita come accolta in un’altra famiglia. Ho donato, certo, ma ho ricevuto altrettanto”.

L’INCONTRO IN LABORATORIO

La donazione è “una scelta coraggiosa e di grande responsabilità” secondo Francesco Neri, che considera l’incontro con Maria un momento di crescita e condivisione. “Mostrare il nostro lavoro significa anche imparare. Poter spiegare a chi non lavora nella ricerca quello che facciamo aiuta a riorganizzare le idee. Nello studio siamo razionali e pratici, ma nell’incontro col donatore emerge l’empatia, si crea una relazione”. Lui ha raccontato con efficacia cosa accade nel suo laboratorio, dallo studio sulle modificazioni epigenetiche che favoriscono lo sviluppo del tumore alle metilazioni del DNA, già note per il ruolo nel cancro. Dopo la laurea e il dottorato in biotecnologie, ha lavorato come ricercatore a Torino, poi nei Paesi Bassi, e in seguito ha guidato un gruppo di ricerca sull’epigenetica dell’invecchiamento in Germania. Nel 2021 è tornato in Italia. “Nel 2022 ho vinto un bando di AIRC e ho potuto continuare i miei studi. AIRC è una sicurezza. La mancanza di continuità nei finanziamenti pubblici in Italia mi aveva spinto all’estero. La ricerca sul cancro non può durare 2 anni e poi interrompersi, non possiamo permettercelo. In AIRC la meritocrazia e i finanziamenti duraturi creano un sistema che funziona e dà speranza, e la scelta di Maria alimenta quella speranza” sottolinea Neri.

LA FIDUCIA NELLA RICERCA

Maria si è commossa nel vedere il laboratorio e al tempo stesso ne è uscita ancora più motivata nell’impegno per la ricerca. Ci confida un sogno: “Mi piacerebbe che tutte le famiglie tenessero un salvadanaio, dove mettere ogni settimana piccoli contributi per AIRC, da versare a fine anno. È un investimento per le generazioni future, che potranno contare sempre più sulla maggiore possibilità di curarsi”. Infatti, ogni sostegno alla ricerca è un seme che dà grandi frutti. “Nonostante il dolore per le perdite che ho subito, questa donazione mi permette di proiettarmi nel futuro quando non ci sarò più, nel ricordo di mio marito e di mio figlio”.

VUOI SOSTENERE IL LABORATORIO DI UN GIOVANE RICERCATORE?

Se anche tu, come Maria, desideri sostenere il laboratorio guidato da un giovane scienziato e dare un contributo decisivo al futuro della ricerca, puoi finanziare un My First AIRC Grant.

Con una donazione di 25.000 o 35.000 euro per 2 o 3 anni, sosterrai concretamente l’attività del suo gruppo di ricerca e contribuirai a far crescere i leader della ricerca oncologica di domani.

Inoltre, potrai intitolare il progetto alla memoria di una persona cara che desideri ricordare, legando il suo nome all’impegno contro il cancro.

Per ulteriori informazioni, contatta Melissa Neri dell’Ufficio grandi donazioni e lasciti, 02 7797 326 - melissa.neri@airc.it