Ultimo aggiornamento: 27 marzo 2026
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Con l’espressione “metastasi cerebrale di tumore” si definisce un tumore secondario che si è formato all'interno dell'encefalo a partire da un tumore primario presente in un’altra sede. Il tessuto che compone la metastasi cerebrale, pertanto, non è formato da cellule del sistema nervoso, ma da cellule tumorali che, partendo da un tumore primario che si è sviluppato in un’altra area del corpo, migrano attraverso il flusso sanguigno o il sistema linfatico e si insediano nel sistema nervoso centrale. La comparsa di metastasi cerebrali può avvenire anche mesi o persino anni dopo la scoperta e il trattamento di un tumore primario.
Le metastasi cerebrali colpiscono, a seconda degli studi, dal 10% al 30% dei pazienti oncologici adulti sopravvissuti alla malattia primaria. In più della metà dei casi la diagnosi avviene quando le lesioni cerebrali sono più di una. Le probabilità di ricevere una diagnosi di metastasi cerebrale aumentano dopo i 45 anni, con la maggior parte dei casi diagnosticati in persone di età superiore ai 65 anni. Nella maggioranza dei casi le metastasi si trovano in uno degli emisferi, nel 15% nel cervelletto e nel 5% nel tronco encefalico.
L’incidenza delle metastasi cerebrali è aumentata nel tempo per via dell’impiego di strumenti diagnostici più precisi e sensibili, che consentono di valutare aree del cervello un tempo difficili da indagare, e del miglioramento dei trattamenti per i tumori primari. L’allungamento della durata media di sopravvivenza dopo una diagnosi di tumore ha infatti aumentato anche la possibilità di sviluppare tumori secondari cerebrali, che non sarebbero stati identificati in caso di decesso più precoce del paziente per il tumore primario.
Se fino a qualche anno fa la presenza di metastasi cerebrali portava nella grande maggioranza dei casi al decesso del paziente nel giro di pochi mesi, oggi la situazione è decisamente migliorata grazie ai progressi delle terapie.
Sono a rischio le persone colpite da una forma tumorale primaria a carico di un organo che produce facilmente metastasi cerebrali.
Alcuni tumori primari formano metastasi con maggiore facilità nel cervello che in altri organi, per ragioni anatomiche o per fattori di tipo cellulare e molecolare non ancora del tutto chiariti.
Le forme più comuni di metastasi cerebrali sono legate ai seguenti tumori primari:
Più raramente le metastasi cerebrali possono avere origine da tumori del rene, del colon-retto e della tiroide.
Vi è poi una piccola percentuale di tumori metastatici di cui, all’esame istologico, non si riesce a individuare il tumore di origine. Si tratta dei cosiddetti tumori metastatici di origine ignota.
Le forme cerebrali metastatiche sono classificate in base alla localizzazione del tumore nel cervello, al tipo di tessuto sviluppato e all'organo d'origine da cui provengono.
I sintomi di un tumore cerebrale primario o metastatico differiscono poco tra loro. Dato che ogni insieme e rete di neuroni nel cervello ha una funzione specifica, tali sintomi dipendono soprattutto dalla zona del cervello in cui si sviluppano le metastasi. Tra questi vi sono disturbi della coordinazione motoria, vertigini, senso di malessere generale, letargia, mal di testa (soprattutto se non si soffre di questo disturbo abitualmente o se il dolore è più intenso del solito), perdite di memoria, difficoltà di concentrazione, perdita di sensibilità tattile in alcune aree del corpo, dolore o altre alterazioni della sensibilità, cambiamenti repentini dell'umore, comportamenti irrazionali, difficoltà di linguaggio o articolazione, crisi epilettiche (in chi non ne ha mai sofferto), nausea, vomito e senso di debolezza in una parte del corpo.
La mancanza di spazio all'interno della scatola cranica spiega anche i sintomi più comuni. Per esempio, il mal di testa è dovuto alla circolazione alterata di liquido all'interno dei ventricoli causata dalle metastasi o all’infiammazione, in gergo edema, che le metastasi spesso generano nel tessuto circostante. Tali fenomeni inducono una compressione dei tessuti contro la parete rigida del cranio, motivo per cui il mal di testa indotto da tumori cerebrali (primari o secondari) non risponde efficacemente ai comuni analgesici.
Non esiste una strategia di prevenzione efficace per evitare la comparsa di metastasi cerebrali. L'unico strumento efficace attuabile è la diagnosi precoce. Per questo motivo, chi ha un tumore primario che tende a produrre metastasi cerebrali, come quello al polmone o al seno, viene sottoposto periodicamente anche ad esami quali la tomografia computerizzata (TC) cerebrale per individuare eventuali lesioni quando sono di dimensioni ridotte e più facilmente eliminabili.
La diagnosi di metastasi cerebrali si effettua con i comuni esami per la valutazione del sistema nervoso centrale, tra cui la TC e la risonanza magnetica (RM) e con un esame neurologico completo. In alcuni casi può essere richiesto anche un elettroencefalogramma o un’angiorisonanza, che permette di valutare la vascolarizzazione del tumore, ovvero quanto è sviluppata la rete di vasi che lo nutre.
Nel caso di un tumore metastatico bisognerà anche valutare, o cercare, il tumore primario da cui ha avuto origine la metastasi, se non già diagnosticato in precedenza. Tra gli esami più comunemente prescritti sono incluse la radiografia del torace e, nei soggetti di sesso femminile, una mammografia, per individuare eventuali carcinomi polmonari o mammari. Successivamente si può ricorrere a valutazioni come l'ecografia addominale, nel caso si sospetti un tumore primario in quella zona del corpo, oppure alla tomografia a emissione di positroni (PET), per verificare l'eventuale compresenza di altre metastasi a carico di fegato od ossa.
Non esiste uno specifico sistema di stadiazione (assegnazione dello stadio) delle metastasi cerebrali che, come già spiegato, derivano da cellule migrate da un tumore primario sito in un altro punto dell’organismo.
Come per i tumori primari del sistema nervoso centrale, anche le metastasi cerebrali possono essere trattate innanzitutto con la chirurgia. Oltre a eliminare potenzialmente le metastasi, l'intervento chirurgico può anche ridurre i sintomi e la pressione all'interno del cranio.
Se il tumore di origine non è noto, l'analisi istologica delle metastasi può essere fatta sia in sede di intervento, sia con una biopsia praticata attraverso una piccola apertura del cranio. La biopsia è utile per capire di che tipo di tessuto si tratti, quali farmaci potrebbero essere efficaci e quanto aggressiva possa essere la malattia.
Se non è necessario analizzare il tessuto e se le formazioni cerebrali non sono troppo grandi, in genere di diametro inferiore ai 3 centimetri, si può ricorrere alla radiochirurgia stereotassica che utilizza radiazioni ad alta precisione invece del bisturi, per mirare direttamente al tessuto metastatico senza aprire la scatola cranica e senza danneggiare i tessuti sani circostanti. Questa tecnica, che può essere considerata una particolare forma di radioterapia, è nota col nome di “gamma-knife” o “cyber-knife” e richiede una équipe specializzata e la disponibilità di avanzate apparecchiature per l'imaging e la terapia stessa.
La radioterapia può completare l'intervento chirurgico classico eliminando le cellule non asportate con il bisturi ed è utile per ridurre il rischio di recidiva. Può essere utilizzata da sola o in associazione alla chemioterapia.
L’utilizzo della chemioterapia per il trattamento delle metastasi cerebrali di tumore è un’opzione praticabile in funzione del tumore di origine. Negli ultimi anni la ricerca nel campo delle terapie farmacologiche per i tumori cerebrali ha fatto progressi, arrivando a integrare nella pratica clinica nuove molecole in grado di attraversare la barriera ematoencefalica, ovvero la struttura che protegge il sistema nervoso centrale dagli agenti esterni. I farmaci chemioterapici di questo tipo possono essere somministrati per bocca o per via endovenosa. Va inoltre considerato che in alcuni casi la barriera ematoencefalica può essere meno efficiente in presenza di metastasi cerebrali, favorendo l’utilizzo di farmaci chemioterapici.
Sono, inoltre, interessanti e promettenti i risultati ottenuti finora in diversi studi clinici con le cosiddette terapie a bersaglio molecolare, in particolare con farmaci inibitori dell'angiogenesi (ovvero la formazione dei vasi sanguigni che alimentano il tumore) nei tumori cerebrali di grado più elevato.
Sono in fase di sperimentazione anche trattamenti di immunoterapia delle metastasi cerebrali, in particolare quelle legate al carcinoma polmonare e al melanoma, basati sui cosiddetti inibitori dei checkpoint immunitari, ovvero molecole in grado di “togliere i freni” al sistema immunitario del paziente, che può così attaccare il tumore.
Infine, oltre a queste opzioni terapeutiche, sono importanti anche una serie di attività di supporto come la fisioterapia, la riabilitazione cognitiva o la terapia occupazionale che hanno lo scopo di migliorare la qualità di vita dei pazienti.
Le informazioni di questa pagina non sostituiscono il parere del medico.
Autore originale Agenzia Zoe
Revisione di Amalia Forte in data 27/03/2026
Agenzia Zoe